C.U.N. - Centro Ufologico Nazionale - Sezione TriVeneto
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IMPIANTI ALIENI: NUOVE LUCI
evoluzioni e conferme “in itinere”... di
Giorgio Pattera M.M. (classe1972) il 21/03/2007 ci
ha scritto: «La mia esperienza risale a molti
anni fa: ero piccolo (avrò avuto circa 9 anni) quando è successo l’evento
che, nel subconscio, potrei ricollegare al “corpo estraneo” che mi è stato
diagnosticato radiologicamente. Questa breve ma dettagliata relazione, da sola, non sarebbe sufficiente a far supporre un caso di “contatto del 4° tipo” e, di conseguenza, ad indurre nell’inquirente l’esigenza d’intraprendere un’indagine tesa a verificare la realtà di tal evento. Tuttavia ci sia consentito replicare, anche in quest’occasione, alcune costanti fondamentali che puntualmente contraddistinguono i casi di sospetta “abduction”. 1)
– La giovane età del “contattato”, quasi a voler confermare
l’intenzione delle presunte entità aliene di voler “monitorare”
l’addotto, mediante l’inserimento dell’impianto, durante l’arco
temporale dell’evoluzione bio-psico-fisiologica del soggetto “Uomo”. Sono
assai rari, infatti, se non addirittura assenti, i casi d’impianti rinvenuti
in soggetti anziani. 2)
– La presa di coscienza del testimone, ancorché giovanissimo, che
“qualcosa” d’estraneo alla normalità degli eventi gli era accaduto, tanto
da ricercarne conferma in tracce evidenti nella zona circostante la sua
abitazione. 3)
– Il riaffiorare dal subconscio, seppur lentamente, del ricordo
d’esperienze-shock subite in un passato relativamente recente; ricordo che,
come accade per ogni evento traumatico e di forte impatto emozionale, il
cervello umano tende ad obnubilare per un periodo di circa cinque anni. Ma ciò che più ci preme
evidenziare in questa ricerca, è la posizione, davvero inconsueta, del presunto
“impianto alieno”, che potrebbe
risultare assai strana, per non dire assurda. Non è così, invece; almeno per
chi conosca e voglia attribuire un minimo di credibilità alla medicina
tradizionale orientale e, nella fattispecie, alle linee (meridiani)
su cui agisce la tecnica dell’agopuntura. Ma facciamo un passo indietro. Come ampiamente trattato nel libro «UFO:
vent’anni d’indagini e ricerche», edito dal sottoscritto nel 2005,
un presunto “impianto” (fig.1) è stato individuato, sul finire degli anni
’90, dal collega Dr.Colaminè del CUN di Napoli, nella porzione interdigitale
pollice-indice della mano sx di un soggetto maschio, anch’egli (all’epoca)
trentacinquenne. Tale posizione (fig.2) corrisponde al punto n.° 3 del
meridiano GI, che controlla l’intestino crasso; questo meridiano, se
stimolato (come farebbe presupporre l’inserimento dell’impianto), produce il
VIP (vasoactive intestinal polypeptide), sostanza
deputata a funzioni vasodilatatorie locali ed assai simile alle endorfine,
presenti nell’ipòfisi. Recentemente, tuttavia, anche la
medicina occidentale (allopatica) ha scoperto che il VIP,
al pari delle endorfine, viene sintetizzato anche in alcune aree del sistema
nervoso centrale, specie in una porzione cerebrale denominata ippocampo,
sede d’importanti funzioni neurologiche (memoria, comportamento, ecc.).
Ebbene, risulta quantomeno curioso osservare che la posizione
(zona sottostante lo zigomo) del presunto impianto del giovane romano insiste
sullo stesso meridiano GI, in corrispondenza del punto n.° 20
(figg.3 e 4). La conferma dell’avanzata tecnologia, difficilmente riconducibile ad una matrice “terrestre”, con cui gli impianti vengono realizzati ed inseriti nei tessuti umani, sta nel fatto che non solo all’esterno del punto d’inserzione non si riscontra la benché minima cicatrice, ma anche perché gli elementi di cui sono costituiti non generano alcun fenomeno di rigetto da parte dei tessuti circostanti. Infatti non si forma attorno all’impianto una risposta di tipo “anticorpale”; la quale, se riconoscesse come “estraneo” il corpuscolo introdotto, lo circonderebbe di un connettivo granulomatoso-cicatriziale, che lo trascinerebbe lentamente verso l’epitelio, fino ad espellerlo. Tutto ciò giustifica anche il fatto che l’ignaro depositario dell’impianto non ha la possibilità di accorgersi della presenza di questa “new entry”, se non in seguito ad occasionali indagini radiologiche, non risentendo d’alcun sintomo o disturbo: l’impianto stesso, infatti, tende a fondersi col tessuto circostante, formando un tutt’uno con esso. Rispetto ai primi episodi documentati (anni ’70 – ’80), oggi si assiste ad un “salto di qualità” degli stessi, che si sono evoluti da “bio-compatibili” a “bio-integrati”. Proprio da quest’ultimo particolare si evince quanto sia potenzialmente pericolosa la rimozione chirurgica dell’impianto stesso, qualora (caso comprensibilmente raro) l’impiantato sia consenziente. Alla luce di quanto esposto ci sembra coraggioso, ma
altrettanto lecito, ipotizzare che i due presunti impianti non siano stati
posizionati a caso, bensì lungo un identico meridiano, i cui punti
caratteristici (se idoneamente stimolati) possiedono tutti la medesima
potenzialità: vale a dire quella di indurre la produzione endògena di sostanze
psicòtrope, simili ai neuro-trasmettitori (chiamate anche neuro-ormoni), atte a
svolgere
azioni di coordinazione e controllo delle attività nervose superiori, tanto da
poter essere eventualmente correlate con l'instaurarsi d’espressioni
patologiche del comportamento, nel caso in cui il loro rilascio nel circolo
umorale divenisse incontrollato. Un’ipotesi di lavoro che, soprattutto nel nostro ambito, è
ancora tutta da dimostrare: ci proveremo, perseverando nelle nostre ricerche. E già siamo partiti...
Giorgio Pattera
BIBLIOGRAFIA G.Pattera – UFO: vent’anni
d’indagini e ricerche – PPS Editrice, Parma / 2005 UFO Notiziario - n.° 2 / giugno
1999 UFO Notiziario - n.° 10 / marzo
2000 |
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