C.U.N. - Centro Ufologico Nazionale - Sezione TriVeneto
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UFOs nella Seconda Guerra Mondiale: i “foo fighters”di
Gianfranco degli Esposti (CUN Bologna)
drgee@libero.it Il termine foo fighters deriva dalla deformazione del vocabolo francese “feu”, fuoco, unita alla parola inglese fighter”, aereo da caccia. Così furono chiamate le misteriose palle di fuoco che presero a comparire dapprima a fianco degli aerei militari alleati e tedeschi nei cieli d’Europa, e successivamente di quelli americani e giapponesi sul Pacifico. I piloti dei caccia tedeschi, come si seppe nell’immediato dopoguerra, li avevano soprannominati "Feuerkugel" (palle di fuoco) "bolidi Kraut" o cacciatori fantasma”. I foo fighters rappresentano nel complesso, analogamente all’ondata di avvistamenti delle “Airships” sul Nord America sul finire del secolo scorso, una premessa indispensabile allo studio del fenomeno ufologico. sia per la loro consistenza in termini statistici, sia per la ricchezza di interessanti parallelismi con l’avvistamento di Kenneth Arnold, del 1947. Anticipavano le reazioni dei pilotiLe vicende in questione riguardano l’intero scenario bellico, dall’Europa all’Estremo Oriente, a partire dal 1942. Tutti i resoconti erano quindi riportati da aviatori militari, fonti più che attendibili per l’esperienza di osservazione praticata nel corso delle proprie missioni, e riferivano di oggetti luminosi apparentemente di piccole dimensioni e di forma sferoidale, che inseguivano i loro velivoli, descrivendo manovre impossibili per i mezzi dell’epoca. A volte, apparendo dal nulla, si affiancavano all’aereo, accompagnandolo quasi all’altezza dell’ala per lunghe distanze, per poi scomparire a velocità incredibili; altre volte descrivevano stranissime evoluzioni attorno al velivolo, senza mai entrare in collisione, quasi anticipando le manovre del pilota che cercava di liberarsi dello sconosciuto compagno di volo. Un pilota alleato dichiarò: Quando mi accorsi di essere tallonato, cominciai progressivamente ad aumentare la velocità, per vedere come il globo si sarebbe comportato. Non ottenni nulla. Mostrava la singolare capacità di accelerare proprio ogni qualvolta io decidevo l’andatura, quasi come se qualcuno avesse letto già le mie intenzioni. In sostanza, pur avendo spinto il mio caccia al massimo non mi riuscì in alcun modo di liberarmene. Dall’esame di questo come di altri resoconti, emerge chiaramente come le caratteristiche dei misteriosi ordigni anticipino il comportamento che qualche anno dopo avrebbe contraddistinto gli UFO: un movimento che lasciava desumere una guida intelligente, che si manifestava con manovre di avvicinamento e di tallonamento degli aerei, e con azioni atte ad eludere l’eccessivo avvicinamento da parte degli aerei stessi. Tra Reale e Virtuale
Queste
manovre elusive consistevano a volte in brusche perdite di luminosità, seguite
da una ricomparsa della luce a breve o a grande distanza, fenomeno che ha
successivamente indotto alcuni ricercatori a supporre una consistenza fisica del
tutto particolare, derivante da una presunta natura di proiezioni a distanza, o
teleproiezioni. In un’occasione pare che uno di questi oggetti sia addirittura
penetrato nella fusoliera di un aereo e, spostandosi al suo interno librato a
mezz’aria, ne sia fuoriuscito dalla parte posteriore. L’episodio. ammesso
che sia vero, potrebbe anche far pensare ad un fenomeno naturale, come il plasma
atmosferico, ma la stragrande maggioranza delle testimonianze fa propendere
comunque per una qualche consistenza fisica, per il fatto stesso che questi
oggetti tentavano manifestamente di evitare collisioni. 1944:
Esplode il Fenomeno L’anno in cui il fenomeino de foos esplose fu il 1944: in particolare fu la 410 squadriglia da caccia dell’Air Force ad essere bersagliata dalle strane manifestazioni, il cui teatro ideale pareva essere il fronte europeo dei cieli della Renania, Alsatia e del Palatinato Bavarese, e durante le quali si manifestò un’ulteriore caratteristica di tal i ordigni, l’invisibilità ai radar, che anni più tardi avrebbe contraddistinto gli avvistamenti di UFO. Un episodio esemplare è contenuto nel resoconto dell’ex corrispondente di guerra dell’Associated Press, R. Palmer. che racconta di un foo all’inseguimento di un caccia americano sulla Valle del Reno per circa trenta chilometri. La vicenda ebbe inizio verso le 22.30 del 23 novembre 1944. Protagonista fu l’equipaggio del tenente Edward Schluter del night fighter Squadron impegnato in una missione verso Magonza, a caccia di convogli ferroviari tedeschi. Ad una ventina di miglia da Strasburgo. il luogotenente Ringwald, a bordo come osservatore, vide in lontananza una decina di corpi rossastri che procedevano in formazione e sembravano pulsare di una luminosità fosforescente. Esclusa la possibilità che si trattasse di riflessi dovuti al suo stesso aereo, poichè i globi si spostavano) ad una velocità superiore, Schlueter chiese alla base se fosse stata notata lungo la sua rotta la presenza di caccia notturni tedeschi. Ma i radar di terra e quello di bordo non mostravano alcun aeromobile estraneo. Intanto i globi stavano avvicinandosi all’aereo, e la loro luminosità si interruppe bruscamente solo a pochi istanti dal contatto; dopo circa due minuti i misteriosi oggetti, ormai allontanatisi, parvero “riaccendersi”, per poi scomparire all’orizzonte. Contrariamente a quanto asserisce nel suo ‘lntercettateli senza sparare” (Mursia 1968) Renato Vesco, sostenitore della cosiddetta “ipotesi terrestre” (I). il radar di bordo non venne messo fuori uso, costringendo “il pilota yankee a rinunciare per quella notte alla sua caccia ai treni”, ma riprese a funzionare regolarmente dopo che i foos erano definitivamente scomparsi. tanto che l’equipaggio proseguì la missione e bombardò otto treni merci tedeschi. Quattro notti più tardi, il 27 Novembre, un’enorme sfera luminosa fu avvistata nei pressi di Mannheim da un altro caccia USAF in missione. Il pilota, tenente H.Giblin ed il radarista di bordo, W.Cleary. dichiararono che l’oggetto luminoso li incrociò volando a circa cinquecento metri sopra il loro aereo, ad una velocità stimata intorno ai quattrocento chilometri orari. Anche in questo caso il radar di terra rilevò solo il loro velivolo, ma i due, ipotizzando che i tedeschi avessero inventato un nuovo modo per sfuggire ai radar, decisero comunque di fare rapporto, con il risultato di essere poi abbondantemente derisi. Questa esperienza negativa indusse altri piloti a non menzionare nei loro rapporti di volo simili incontri. Il fronte di omertà venne però rotto poche settimane più tardi da due piloti del 4150. Mc EalIs e Baker, i quali si erano imbattuti presso Hagenau in "due corpi fosforescenti enormi, di colore arancione” che. scrissero nel rapporto. Avevano preso ad inseguire il loro caccia “dimostrando di essere sotto controllo intelligente”" . Anche in questa occasione il radar di bordo cessò di funzionare. Primi
timori e spiegazioni ufficiali
Questa serie di avvistamenti indusse l’Alto Commando Alleato, già fortemente preoccupato per l’entrata in scena delle micidiali VI e V2. a pensare ad una nuova ed ancora più temibile Vergeltungswaffe arma di rappresaglia), messa a punto dal nemico e l’apprensione generale crebbe con l’intensificarsi di segnalazioni da parte dei piloti. Uno di questi resoconti parla di un “incontro nei pressi di Neustadt con una "sfera dorata che splendeva di un bagliore metallico, apparsa all’improvviso fin altro. dell’avvistamento nei cieli dell’Austria di un misterioso ordigno discoidale dal colore dell’ambra. La
stampa cercò di impadronirsi della notizia, lasciando trapelare timori e
possibili spiegazioni. In un articolo del 2 Gennaio 1945 il NewYork Herald
Tribune” scrive: “lI
13 Dicembre 1944 la stampa ebbe sentore che i tedeschi sembravano avere lanciato
delle strane sfere luminose contro i nostri apparecchi nel corso delle loro
azioni nei cieli della Germania, si tratta dei misteriosi foo fighters di forma
sferica che hanno spesso tallonato i nostri aerei in missione sul Terzo Reich
(...); nessuno e in grado di dire con precisione di che si tratti (...).
Sembrano essere teleguidati da terra e a quanto pare, riescono a tenere dietro
ai più veloci apparecchi”. Ciò che più preoccupava i piloti durante i loro “incontri ravvicinati” era la possibilità che tali oggetti non fossero solo in grado di neutralizzare gli impianti radar, ma anche di esplodere vicino ai loro aerei. Per tranquillizzare gli animi, i servizi informativi dell’Aviazione cercarono di liquidare il fenomeno, affidando al professor Howard Blakeslee il compito di spiegarlo in termini “naturali”. Blakeslee dichiarò che i foos erano fenomeni elettrici assimilabili ai noti fuochi di S. Elmo, prodotti per induzione elettrostatica dagli stessi velivoli. Ciò spiegava la loro invisibilità ai radar, ma provocò la reazione dei piloti che passavano per degli incompetenti. privi della minima familiarità con i fenomeni propri del volo. Tra loro il tenente Donald Meier, testimone con il tenente Schlueter di uno dei primi avvistamenti di foos nei cieli d’Europa, che in un’intervista al New York Times dichiarò che i foos difficilmente potevano essere dei fenomeni naturali, proponendo al contrario una classificazione limitata ai dati derivanti dalla propria esperienza e dei piloti della sua squadriglia: "Ci sono tre tipi di fuochi che noi chiamiamo foos - scrisse - un tipo sono rosse palle di fuoco che compaiono all’esterno, sulla punta delle nostre ali: altri volano davanti a noi il terzo è un gruppo di circa quindici luci che appaiono a distanza e si accendono e spengono come un albero di Natale". Verso il Gennaio del ‘45. soprattutto in relazione ai progressivi e travolgenti successi riportati sul terreno di guerra contro il nemico, la sorpresa e i timori cedono il passo all’assuefazione. Il fenomeno, per quanto insolito, non è più visto come potenziale minaccia nei confronti dei piloti, e tanto meno ritenuto in grado di capovolgere le sorti del conflitto, ma attribuito al massimo a bizzarri aerei spia o “civetta” tedeschi, tutto sommato innocui. Il Fronte del Pacifico Proprio
in quel periodo, nel Gennaio del ’45, mentre i foos stavano scomparendo dagli
scenari bellici d’Europa, medesimi oggetti cominciarono a manifestarsi sui
cieli dell’Estremo Oriente e del Pacifico, all’inseguimento di caccia
giapponesi e americani. Eccetto per un paio di casi, le osservazioni dei piloti
nipponici sono però nettamente inferiori, per qualità e Una carrellata sulla “casistica del Pacifico”, impone di citare, fra gli eventi più significativi, l’intercettazione in volo di un aereo americano da parte di tre foos, avvenuta il 28 Agosto 1945 (cioè pochi giorni prima della cessazione ufficiale delle ostilità, ratificata dalle parti in causa sulla corazzata Missouri), durante la quale i motori del velivolo manifestarono gravi malfunzionamenti, che determinarono una paurosa perdita di quota, cessanti peraltro appena i misteriosi oggetti si allontanarono. In un altro caso, un B29 in missione notturna sulle isole giapponesi, venne tallonato da un globo di poco più di un metro di diametro, emanante una viva fosforescenza rossastra; nel tentativo di liberarsi dell’oggetto inseguitore, il pilota del bombardiere si gettò in un banco di nubi, ma quando ne riemerse la misteriosa sfera gli era sempre dietro e ci rimase per altre sei miglia, prima di scomparire all’orizzonte. Sull‘Arcipelago delle Caroline si verificò un altro episodio interessante, riguarda un B 24 Liberator che si imbattè in due globi di fuoco” che poi lo inseguirono per 75 minuti, dando al pilota l’ impressione di trovarsi di fronte a macchine radiocomandate. Ma
l’episodio più straordinario, per il personaggio coinvolto, si verificò il
28 Agosto 1945. nei pressi di Iwo Jima. quando un C-46 sul quale volava Leonard
Strieiìgfield, un grande dell’ufologia nordamericana scomparso recentemente,
mostrò improvvisamente segni di avaria, cominciando “a perdere quota: "Mentre
stavo guardando da uno degli oblò con una certa ansia” - ricorda
Stringfield “vidi con grande sorpresa tre palle o globi di fuoco
sconosciuti, lucenti di una luce brillantissima, tutti delle dimensioni di una
monetina tenuta alla distanza di un braccio teso. Viaggiavano seguendo
una rotta rettilinea, attraverso
un manto di nuvole, in una posizione parallela al C-46. e praticamente
alla stessa velocità". Per la sorpresa Striengfield rimase ‘incollato
all’oblò” per tutta la durata dell’avvistamento, dimenticando perfino l’avaria
al motore. Le Prime Commissioni d’IndagineL’inchiesta portata avanti dal professor Blakeslee agli inizi del 45 ed il suo “verdetto tranquillizzante”- oggi diremmo “ifologico”- non riuscìrono ad esaurire le attenzioni e gli interrogativi che circolavano negli ambienti militari circa il misterioso fenomeno. In realtà c’era timore, tutt’altro che secondario, secondo cui i foos potessero effettivamente rappresentare una nuova tecnologia bellica messa a punto dal Reich, cioè velivoli teleguidati capaci di disturbare il funzionamento dei motori e l’apparato radar dei velivoli. Questo portò all’istituzione in campo alleato di speciali commissioni di indagine, la prima delle quali, nel 1943, fu la cosiddetta Commissione Massey (dal nome del generale che la presiedeva). Ovviamente, gli Alleati non sapevano che anche il nemico era vittima di identiche manifestazioni e che, ritenendole nuove macchine anglo americane, aveva a sua volta istituito nel 44 una commissione di studio, denominata in codice Operazione Urano, o Sonderburo 13 l’Ufficio Speciale 13 , posta sotto l’egida dell’Oherkommando der Luftwaffe . Esclusivamente composto da ufficiali d’aviazione specializzati in fisica, meccanica, meteorologia etc..., il Sonderburo 13 de facto la prima commissione ufologica della storia - iniziò a raccogliere informazioni su strani fenomeni, ben oltre quelli peculiari dei foos. In altre parole, a deterrninare l’istituzione di tale Commissione non furono solo le sfere luminose, variamente denominate e più volte segnalate nel biennio precedente, quanto ordigni stratosferici di evidente natura meccanica e metallica che compivano incredibili evoluzioni in cielo. Oggetti che, anche nel comportamento, si discostavano da quanto visto con i foos. Ma veniamo agli eventi più eclatanti e significativi segnalati sul Reich e sui territori occupati dalla Wehrmacht 9 Marzo 1942: Base tedesca di Bank, Norvegia; un oggetto volante sconosciuto si avvicina lentamente all’aerodromo. Viene fatto decollare un caccia Messerschmitt 109 per intercettarlo, il cui pilota, salito a 3500 metri di quota, lo descrive come un “corpo fusiforme allungato”, lungo circa 100 metri e largo 15, privo di ali ed oblò, una “balena dell’aria”. L’oggetto, improvvisamente accelera, per scomparire ad una velocità incredibile. Dicembre 1943: un oggetto cilindrico sorvola le basi tedesche di Helgoland e Wittenherg alla velocità stimata di 3000 Km orari. lntercettato a dodicimila metri da un caccia Focke Wulf 190, viene descritto come un oggetto formato da un gran numero di anelli, a superficie convessa. Febbraio 1944: poligono di Kummersdorf, un oggetto luminoso segue il lancio di un razzo sperimentale. presenti Himmler e Goehhels. L’evento. filmato, mostra un corpo sferico che accompagna il razzo in ascesa, e ad un determinato punto prende a girargli attorno. Marzo 1944: una ‘nota confidenziale” informa dell’avvenuta istituzione, da parte della Luftwaffe, della commissione d’inchiesta "Sonderbùro 13", per investigare su apparizioni di oggetti non identificati da parte di piloti militari: nella nota si precisa che, in base a dati acquisiti attraverso la rete spionistica operante in Inghilterra, gli avvistamenti tedeschi avrebbero strane analogie con simili episodi avvenuti oltre la Manica, e là attribuiti ad ordigni bellici del Reich Maggio 1944: un globo luminoso è avvistato da un aviatore tedesco sulla cittadina di Karntcn. Settembre
1944: durante il volo di prova di un reattore Messerschmitt 262, il pilota
scorge un corpo cilindrico lungo circa 100 metri, privo di ali, che procede ad
una velocità stimata intorno ai 2000 KmIh. Il Dossier KamperTutto il materiale filmico e fotografico sui misteriosi eventi era di volta in volta catalogato dal professor George Kamper, dirigente capo del Sonderbiiro 13, il quale giunse a sviluppare un elaboratissimo dossier di cui, ad ostilità concluse, avrebbe voluto rendere noto il contenuto. Il dossier in questione finì successivamente nelle mani dei Servizi alleati, e del professor Kamper si persero le tracce. Fu il maggiore Donald Keyhoe, altra figura storica deIl’ufologia. a chiedere di visionare il rapporto di Kamper, e quello sui foos redatto dai Servizi; ma alla sua richiesta venne opposto un netto rifiuto, e sull’intera faccenda dei ‘caccia fantasma” calò per qualche anno il sipario. La riscoperta del fenomeno, provocata dal celebre avvistamento di K. Arnold del 47 e da quelli che seguirono, stimolò un redattore della rivista americana “Star”, il quale riuscì a recuperare alcuni episodi del periodo bellico analoghi a quelli in cui erano coinvolti i ‘flying saucers”, che iniziavano a suscitare tanto interesse. Tuttavia solo apparentemente i foos potevano dirsi scomparsi dalla scena, in quanto nella seconda metà degli anni ‘40, prima sui cieli scandinavi e poi su quelli nordamericani, si manifestarono palle verdi, o comunque “infuocate”, che procedevano a velocità ora moderate, ora assurde, per disfarsi a volte in una cascata di scintille sotto gli sguardi attoniti dei testimoni. In Scandinavia il fenomeno esplose nel ‘46, con avvistamenti di foos, ma anche di aerei o razzi fantasma, enormi velivoli di colore grigio, che solcavano i cieli privi di qualsiasi distintivo, in parecchi casi a quote bassissime, ed in grado di compiere strane ed eccezionali manovre. Il Project TwinkleNegli Stati Uniti, ed in particolare nel New Mexico, la comparsa delle sfere di fuoco raggiunse livelli paragonabili a dei veri flap, determinando nel ‘49 l’istituzione da parte dell’USAF, della prima commissione ufologica d’inchiesta ufficiale, il Project Twinkle "battito di ciglia". "luccichio", perché in alcuni casi le sfere si disfacevano quasi d’incanto. Fra gli episodi più eclatanti, quello avvenuto nel 1948 al tenente George Gorman, il cui aereo venne preso di mira da un globo luminoso, che danzò a lungo attorno ad esso. Le
misteriose sfere entreranno in ballo anche in casi di presunti incontri del
terzo tipo come quello del
contattista italo americano Orfeo Angelucci, degli anni ‘50, il quale
descrisse analoghi oggetti di colore verdastro che, fuorusciti da un disco, si
avvicinarono lentamente alla sua auto emettendo una strana "voce" - e
persino nei più recenti casi di abduction, come quello del genovese Valerio
Lonzi, lasciando presumere che i foos ed i loro consimili non si limitino a
volare ad alte quote. Quella Notte su Los Angeles… L’esame retrospettivo è perciò di capitale importanza per ricomporre il mosaico dell’ufologia. Solo guardando a ritroso nel tempo è possibile istituire paralleli, individuare denominatori fra le strane manifestazioni del fenomeno. Come nel caso dell’episodio verificatosi la notte del 25 Febbraio 1942 su Los Angeles, che anticipa quanto si sarebbe manifestato di lì a poco con i misteriosi foos: alle 2.25 di quella notte la popolazione di Los Angeles - città che, come le altre poste sul Pacifico, temendo un’incursione aerea nipponica aveva disposto ovunque batterie antiaeree venne svegliata dalle sirene dell’allarme. Spente tutte le luci della città, potenti riflettori cominciarono a spazzare il cielo, e la contraerea aprì il fuoco verso uno stormo di velivoli non identificati, provenienti dall’Oceano, ed in progressivo avvicinamento. Gli intrusi, secondo le testimonianze, erano di due tipi: ordigni di dimensioni apparentemente piccole, di colore rosso od argentea. che sorvolavano ad alta quota in formazione e, descrivendo incredibili e repentine manovre, schivavano i colpi dell’ antiaerea: e un oggetto notevolmente più grande che, inquadrato dai riflettori, rimase immobile per qualche tempo suIla verticale dell’area di Culver City. Contro quest’ultimo vennero sparati diversi colpi, molti dei quali andarono a segno. senza comunque produrre effetto alcuno. Il giorno successivo il generale George Marshall informo il presidente Roosevelt che 15 velivoli di provenienza ignota. Avevano sorvolato Los Angeles ad una quota compresa tra i tre ed i sei chilometri e ad una velocità superiore ai 300 km all’ora Secondo i testimoni gli oggetti dovevano tuttavia procedere a velocità ben più elevate. Ovviamente,
secondo il generale. doveva trattarsi di velivoli tedeschi o giapponesi. fatti
partire dallo stesso territorio americano, per localizzare le batterie antiaeree
a difesa della città, come preludio ad un
attacco dal cielo. Peccato che, come al solito, nessun velivolo dell’epoca
potesse viaggiare a quelle altezze e a quella velocità, nè tanto meno rimanere
indenne dopo essere stato centrato da decine di colpi della contraerea! Del ‘raid
su Los Angeles” esiste una foto, che il giorno successivo comparve sulla prima
pagina del Los Angeles Times, e che eloquentemente illustra l’evento.
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