C.U.N. - Centro Ufologico Nazionale - Sezione TriVeneto
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ANCORA SUGLI IMPIANTI
come accorgersene, dove cercarli, quando rimuoverli… Nel precedente lavoro abbiamo preso in esame il recente caso di un giovane della provincia di Roma che, casualmente e a distanza di molti anni da un presunto evento del 4° tipo, il cui ricordo è rimasto sopito ma mai rimosso, si è ritrovato con stupore l’evidenziazione radiologica di un “corpo estraneo di n.d.d”
sotto lo zigomo dx. Reperto alquanto strano, sia per l’ignaro possessore che per il medico che ne ha costatato la presenza. Ma il discorso sui presunti “impianti” di matrice aliena viene da lontano: già dagli anni ‘80 hanno trattato il delicato argomento alcuni dei più quotati ricercatori del settore, come Bud Hopkins, David Jacobs, John Mack, Karla Turner ed altri, anche se si sono limitati a sfiorarne l’intrinseco significato, forse perché i tempi non erano maturi. All’epoca, infatti, gli impianti non
riscuotevano ancora l’interesse che dovevano meritare: spesso i presunti “addotti” si ritrovavano impronte, ispessimenti e pigmentazioni cutanee, cicatrici di varia foggia e dimensione di cui non si sapevano spiegare la provenienza; ma gli inquirenti non approfondivano le cause né sospettavano eventuali inclusioni. Molte volte, se le
cose non si cercano, è difficile trovarle… Per esemplificare, ci limitiamo a citare Karla Turner ed il suo libro “Taken”, in cui l’autrice descrive l’incredibile odissea vissuta da otto donne “prelevate” da presunte entità aliene e sottoposte, loro malgrado, ad una minuziosa serie di misteriosi esperimenti psico-genetici, accompagnati dall’inserimento di minuscoli oggetti (che le malcapitate chiamano “innesti” ed a cui
attribuiscono funzioni di trasmettitori e monitor). Le vicissitudini subite da queste involontarie “cavie umane” riaffiorano dal subconscio mediante l’ipnosi regressiva e già si assiste, nel corso delle puntigliose ricostruzioni della Turner, ad un’evoluzione della tecnologia “impiantistica” aliena. Mentre nei primi sette casi l’inserimento degli “innesti” avviene a livello nasale od auricolare, nell’ultimo caso trattato (quello di Amy)
accade una vera e propria “rivoluzione”. Dal racconto di Amy, sotto ipnosi, veniamo a sapere infatti: «…Mi spiegano (gli alieni) che mi hanno rimosso l’innesto dal collo (sotto l’orecchio) perché è “vecchio”; è inserito ancora in alcune persone, ma li stanno rimuovendo perché sono “vecchi” (concetto ribadito). ...A volte (gli innesti) si trovano alla base della spina dorsale, molto in basso, da dove controllano tutto il corpo, dal cervello in giù; ma sono “vecchi”, ora usano qualcos’altro. …I “nuovi” innesti sono nel cervelletto; ma non li inseriscono, come quelli vecchi, da dietro
l’orecchio. Non si riuscirebbe a rimuoverli, soltanto “loro” possono farlo…». L’indagine, veramente preziosa ed encomiabile, condotta dalla compianta Karla Turner, risale ai primi anni ’90 ed i risultati ottenuti sembrano aver precorso i tempi. Attualmente, infatti, la conferma dell’avanzata tecnologia, difficilmente riconducibile ad una matrice “terrestre”, con cui gli impianti vengono realizzati ed inseriti nei tessuti umani, sta nel fatto che non solo all’esterno del
punto d’inserzione non si riscontra la benché minima cicatrice, ma anche perché gli elementi di cui sono costituiti non generano alcun fenomeno di rigetto da parte dei tessuti circostanti. Infatti non si forma attorno all’impianto una risposta di tipo “anticorpale”; la quale, se riconoscesse come “estraneo” il corpuscolo introdotto, lo circonderebbe di un connettivo granulomatoso-cicatriziale, che lo
trascinerebbe lentamente verso l’epitelio, fino ad espellerlo. Tutto ciò giustifica anche il fatto che l’ignaro depositario dell’impianto non ha la possibilità di accorgersi della presenza di questa “new entry”, se non in seguito ad occasionali indagini radiologiche, non risentendo d’alcun sintomo o disturbo: l’impianto stesso, infatti, tende a fondersi col tessuto circostante, formando un tutt’uno con esso. Rispetto ai primi episodi documentati (anni ’70 – ’80), oggi si assiste ad un “salto di qualità” degli stessi, che si sono evoluti da “bio-compatibili” a “bio-integrati”. Proprio da quest’ultimo particolare si evince quanto sia
potenzialmente pericolosa la rimozione chirurgica dell’impianto stesso, qualora (caso comprensibilmente raro) l’impiantato sia consenziente. Giorgio Pattera Bibliografia Hopkins B. – INTRUSI – Armenia, 1988 Jacobs D. – LES KIDNAPPEURS D’UN AUTRE MONDE – Presses de la Cité, 1994 Mack J. – RAPITI – Mondadori, 1995 Turner K. – RAPITE DAGLI UFO – Mediterranee, 1996 |
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